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Deumidificatore

Recensioni dei MIgliori Deumidificatori e Guide sull'Utilizzo

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Come Utilizzare l’Acqua del Deumidificatore​

Aggiornato il 25 Febbraio 2025 da Roberto Turrini

Indice

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  • PERCHÉ IL DEUMIDIFICATORE RACCOGLIE ACQUA?
  • PRIMO PASSO: SI PUÒ BERE?
  • QUALI USI FURBI PER L’ACQUA DEL DEUMIDIFICATORE?
    • Usare l’acqua per il ferro da stiro
    • Annaffiare piante (con cautela)
    • Pulire pavimenti o auto
    • Scarico del bagno
    • Pulire scarpe e accessori
  • I DUBBI SULLA SANIFICAZIONE
  • PRECAUZIONI DA TENERE A MENTE
  • CONTENITORI E MODI DI CONSERVAZIONE
  • PERCHÉ NON SEMPRE NE VALE LA PENA
  • TROVARE IL GIUSTO EQUILIBRIO TRA PRATICITÀ E CAUTELA
  • UN ESEMPIO DI GIORNATA TIPO
  • RISPARMIO IDRICO E BENEFICI PER L’AMBIENTE
  • E SE NON VOGLIO IMPAZZIRE? NESSUN PROBLEMA
  • CONCLUSIONI: UN’ACQUA DI RECUPERO INTELLIGENTE, MA NON POTABILE

Lo sai? Molte persone si chiedono se l’acqua raccolta dal deumidificatore sia un tesoro nascosto o, al contrario, un semplice rifiuto liquido da buttare giù per lo scarico. Onestamente, è comprensibile: dopo aver visto la tanica riempirsi giorno dopo giorno, sorge una certa curiosità su come utilizzare (o riutilizzare) quest’acqua che sembra limpida e pulita. Eppure, la tentazione di berla deve essere frenata: quell’acqua non è potabile, e adesso capiremo bene il perché. Tuttavia, questo non significa che sia inutile o da sprecare. In questa guida dettagliata, scopriremo alcuni modi in cui puoi servire a uno scopo, con le dovute attenzioni e qualche trucco per farlo in sicurezza.

PERCHÉ IL DEUMIDIFICATORE RACCOGLIE ACQUA?

Prima di entrare nei potenziali utilizzi, chiariamo cosa succede dentro il tuo deumidificatore. L’apparecchio aspira l’aria umida presente in casa, la fa passare su una serpentina fredda e, grazie al contrasto termico, il vapore condensa e gocciola in una vaschetta. In sostanza, stiamo parlando di acqua distillata in parte, ma con qualche riserva.

Perché “in parte”? Perché, se da un lato la condensa suggerisce che l’acqua sia priva di minerali (simile a quella distillata), dall’altro il passaggio attraverso filtri, serpentine metalliche e l’aria di casa può aggiungere impurità e microorganismi. Quindi è un’acqua poco salina, ma non sterile. Da qui si capisce perché non sia idonea da bere: manca il controllo igienico di un processo alimentare e può contenere tracce di polvere, muffe o residui metallici.

PRIMO PASSO: SI PUÒ BERE?

Risposta secca: no. Non è sicura perché non è stata depurata come l’acqua potabile (né bollita, né sottoposta a trattamenti di potabilizzazione). Certo, potresti incontrare persone che dicono di averla assaggiata e di essere ancora vivi. E probabilmente non si muore bevendone un sorso. Ma questo non significa che sia consigliabile farci colazione o usarla per cuocere la pasta. Potrebbe contenere batteri e altri contaminanti, oltre a residui di metalli provenienti dalle serpentine interne. Meglio dunque evitare di berla e, se proprio vuoi un’acqua distillata pura, acquistarla nei negozi specializzati o usare un distillatore specifico.

QUALI USI FURBI PER L’ACQUA DEL DEUMIDIFICATORE?

Ora che abbiamo chiarito che non si beve, non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca (per restare in tema). Quella raccolta può avere diverse destinazioni utili, a patto di tener presente che non è adatta a usi alimentari. Ecco qualche idea, senza però abusare di liste infinite.

Usare l’acqua per il ferro da stiro

Quante volte, per stirare, ti è stato consigliato di comprare acqua demineralizzata, al fine di evitare incrostazioni di calcare nel ferro? Ecco, qui c’è un potenziale: l’acqua del deumidificatore ha un contenuto di minerali molto basso (quasi assente). Sembra perfetta. C’è, però, un piccolo ma: eventuali impurità come polvere o micro-organismi. Puoi filtrarla con un semplice colino a maglia finissima (o un filtro da caffè) per trattenere eventuali particelle. Qualcuno la fa bollire un attimo per maggiore sicurezza, anche se bollendola non la si rende sterile in maniera garantita. Ma per il ferro da stiro, di solito, bastano pochi accorgimenti. Risultato? Un risparmio, perché non devi più acquistare acqua distillata al supermercato.

Annaffiare piante (con cautela)

Un’altra idea popolare è usare quest’acqua per innaffiare piante e fiori. Effettivamente, se ha poche tracce di calcare, sembra ideale per piante che amano terreni acidi (azalee, orchidee, gardenie). Tuttavia, ricorda che non si tratta di acqua “viva” come quella piovana e potrebbe contenere muffe o batteri non proprio amichevoli. Un trucchetto è mescolarla con un po’ di acqua di rubinetto o piovana, in modo da diluire eventuali contaminanti e arricchire l’apporto di minerali. Inoltre, controlla sempre la reazione delle piante: se vedi ingiallimenti o segni strani, potresti sospendere l’uso. Insomma, è un esperimento interessante, ma fallo con buon senso.

Pulire pavimenti o auto

L’acqua deumidificata è utile per pulire pavimenti, vetri e persino la carrozzeria dell’auto: lascia poche striature perché ha scarso contenuto di minerali, riducendo gli aloni di calcare. Mescola magari un goccio di detergente neutro e utilizza questa miscela per lavare piastrelle, finestrini o superfici verniciate. Un risparmio semplice e immediato. Attenzione però a non lasciare la tanica ferma per giorni: l’acqua può diventare stagnante, sviluppando odori. È preferibile usarla fresca di giornata, o al massimo entro qualche giorno, conservandola in un contenitore pulito.

Scarico del bagno

Se vuoi proprio risparmiare acqua potabile, c’è chi versa quella del deumidificatore nel water per risciacquare. In pratica, la usi per sostituire parzialmente lo sciacquone. Può sembrare un po’ estremo, ma in un’ottica di risparmio idrico è un’idea non del tutto fuori luogo. Basta versarla direttamente nel wc in quei momenti in cui non è indispensabile l’intero getto dello sciacquone. Sì, è un po’ laborioso, ma in certe regioni dove l’acqua scarseggia può diventare un piccolo gesto di sostenibilità.

Pulire scarpe e accessori

Se possiedi scarpe invernali piene di sale stradale o polvere, un panno leggermente inumidito con l’acqua del deumidificatore può aiutarti a rimuovere le macchie, senza lasciare residui di calcare. Va bene anche per gli accessori in pelle sintetica, borsette o cinture, quando non vuoi rischiare di lasciare macchie. Sempre meglio testare in un angolino nascosto se l’oggetto è delicato.

I DUBBI SULLA SANIFICAZIONE

In molti si chiedono: “Se la faccio bollire diventa sicura?” Bollire riduce i microorganismi, ma non elimina eventuali metalli pesanti o sostanze chimiche. E poi, non c’è garanzia che la bollitura avvenga in condizioni di estrema sterilità. Insomma, va bene se vuoi ridurre il rischio batterico, ma non bisogna illudersi che basti per berla. Quel discorso vale per l’acqua potabile in emergenza, non per quest’acqua “ibrida” del deumidificatore. Molto meglio riservarla a usi non alimentari.

PRECAUZIONI DA TENERE A MENTE

È vero, recuperare l’acqua dalla condensa può far risparmiare un po’ e dare una mano all’ambiente, ma ci sono alcuni avvertimenti:

– Non far ristagnare l’acqua per troppo tempo nella tanica. Se la lasci lì per settimane, può sviluppare batteri e alghe maleodoranti. Meglio usarla entro poco tempo.
– Se la usi per piante, occhio a possibili agenti contaminanti. In piccole dosi è meno rischioso, soprattutto se mescolata a un po’ d’acqua di rubinetto. Tieni d’occhio le reazioni delle foglie.
– Non impiegarla in acquari. I pesci e le creature marine hanno bisogno di parametri stabili, e quell’acqua potrebbe essere troppo “povera” di sali e potenzialmente contaminata. Lo stesso vale per vasche da bagno e docce.
– Se noti un aspetto o un odore insolito, butta tutto: a volte, filtri sporchi o serpentine arrugginite possono alterare la composizione. Non vale la pena rischiare.

CONTENITORI E MODI DI CONSERVAZIONE

Se intendi accumularla per più giorni, è essenziale un contenitore chiuso, pulito e preferibilmente scuro (per ridurre la proliferazione di alghe). L’ideale sarebbe un bidoncino di plastica con tappo, posizionato in luogo fresco e al riparo dal sole. Etichettalo chiaramente come “acqua non potabile”, così nessuno la scambia per acqua da bere. Non esagerare con la quantità: lasciare galloni di acqua deumidificata fermi per mesi non è davvero consigliabile.

PERCHÉ NON SEMPRE NE VALE LA PENA

Non tutti producono quintali di condensa: in certe case poco umide, il deumidificatore raccoglie solo mezzo litro al giorno. Oppure, se la stanza è fredda, la produzione è ancor minore. Quindi, potrebbe non valere la fatica di raccogliere e riutilizzare un acquetta. Fai due conti: se la tua vaschetta si riempie in modo significativo (es. più di 1-2 litri al giorno), potresti pensare a un uso alternativo. Se invece sforna appena 200 ml, finisce che spenderai più tempo a gestirla che vantaggio ne ricaverai. Dipende anche dal tuo spirito di risparmio, o dall’ottica ecologista che ti guida.

TROVARE IL GIUSTO EQUILIBRIO TRA PRATICITÀ E CAUTELA

Il messaggio chiave è che quest’acqua di condensa non è veleno, ma nemmeno acqua di sorgente pronta da bere. Bisogna solo capire come integrarla in modo intelligente nella routine quotidiana, riducendo gli sprechi ma senza esporsi a rischi igienici. Ognuno deve valutare le proprie esigenze: c’è chi la versa nel ferro da stiro e si trova benissimo, altri la usano per i vetri e si accorgono che non lascia aloni, altri ancora ne fanno un mini-stoccaggio per i lavaggi dell’auto.

UN ESEMPIO DI GIORNATA TIPO

Immagina una giornata in cui:
– Al mattino, svuoti la vaschetta da un litro (la notte è passata e il deumidificatore ha lavorato). Ne approfitti per riempire un contenitore.
– Nel pomeriggio, devi stirare: prendi parte di quell’acqua, la filtri rapidamente con un panno pulito o un colino fine e la versi nel ferro. Niente più macchie di calcare sugli abiti.
– Avanza un po’ di liquido: se hai le piante in casa, ne aggiungi metà di acqua del rubinetto e la dai a un paio di vasi (preferibilmente quelli che necessitano di acqua poco calcarea).
– Se c’è ancora acqua residua e non hai piante, puoi usarla per un veloce lavaggio del pavimento dove si accumula polvere, oppure per pulire i vetri del balcone.

Fine giornata, la tanica è vuota, e l’hai sfruttata senza particolari rischi. Domani si ricomincia, se il tasso di umidità nella stanza resta alto e il deumidificatore produce altra acqua.

RISPARMIO IDRICO E BENEFICI PER L’AMBIENTE

Oltre al vantaggio economico (anche se è più simbolico che sostanziale, a meno che tu non abbia enormi quantità di condensa), riutilizzare quest’acqua è un piccolo contributo ecologico. Meno risorse sprecate, meno acqua potabile usata per scopi che non richiedono standard elevati. In alcune aree soggette a siccità, anche un litro al giorno fa differenza. Non cambierà il mondo, ma è un passo in una direzione sensibile.

E SE NON VOGLIO IMPAZZIRE? NESSUN PROBLEMA

D’altra parte, se la tua vita è già complicata e non hai voglia di filtri, bolliture o travasi, non sentirti in colpa a svuotare la tanica nel lavandino. Dopotutto, la ragione principale di un deumidificatore è migliorare la qualità dell’aria, non diventare una cisterna personale. Se ti pesa la gestione, meglio lasciar perdere e dedicare il tempo ad altre mansioni. Non c’è alcun obbligo.

CONCLUSIONI: UN’ACQUA DI RECUPERO INTELLIGENTE, MA NON POTABILE

Usare l’acqua del deumidificatore può essere una piccola genialata per risparmiare e ridurre gli sprechi, purché la si impieghi con prudenza. Non è acqua adatta a cucinare o bere, potrebbe contenere impurità e microorganismi vari, quindi nessuna tentazione di dissetarsi con quel liquido. Ma può essere un valido aiuto in casa per pulire, stirare o perfino innaffiare qualche pianta acidofila.

La regola generale è: valuta la situazione. Quanto ne raccogli? Hai tempo di filtrarla e usarla subito? Hai piante sensibili al pH o un ferro da stiro che si intasa col calcare? Se sì, approfittane. Se invece hai minima produzione e poca voglia di gestire contenitori, non sentirti obbligato. Al massimo, potresti usarla ogni tanto per qualche lavoretto di pulizia e poi smaltirla.

Filed Under: Guide

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